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SCIENZA, SCIENTISMO E CIALTRONERIA

 

Oggetto: Quello che segue è un discorso epistemologico in tre tempi su scienza e scientismo, che ho cercato di svolgere con leggerezza, prendendo come pretesto la analisi di tre articoli pubblicati che possono chiarificare l’argomento. Gli articoli presentati sono “scientifici”, “scientisti” o “cialtroneria”? Non si tratta di casi limite, ma di casi del tutto ordinari.

 

1

La Scienza è una costruzione razionale per manovrare la realtà (renderla comprensibile e poter fare operazioni prevedibili). Lo Scientismo è la falsa credenza che le costruzioni scientifiche siano vere anche al di fuori dell’ambito operazionale a cui si riferiscono.

La Scienza Tecnica [o Tecnoscienza] consiste nell’applicare il Metodo Osservazionale e Sperimentale Scientifico [da qui in avanti: Metodo] ai fenomeni oggettivi (studiati in terza persona) secondo un modello meccanicistico. Per quanto a nostra conoscenza, questa è la forma di Scienza più efficace per manovrare la realtà materiale inanimata, i meccanismi appunto.

Se, invece, la Scienza Tecnica viene applicata a fenomeni più complessi, come ad esempio gli esseri viventi, essa risulta a-priori fortemente riduttiva della realtà osservata e, pertanto, manifesta una efficacia previsionale relativa. Si può migliorare la sua estensione d’efficacia, nel caso degli esseri umani, rivolgendo il Metodo non solo ai dati oggettivi, ma anche a quelli soggettivi e relazionali (cioè osservati in prima, seconda e terza persona)[1].

La modalità abituale con cui il Metodo è adoperato in Medicina è propria di quella scienza che si definisce come “biomedica” (Biomedicina attuale), nella quale il Metodo è rivolto ai dati oggettivi (in terza persona) secondo un modello meccanicistico. Questa posizione scientifica è ad alto rischio di scientismo.

Vediamo perché.

Essendo la modalità di pensiero biomedica quella abituale, essa è quella che è contemplata negli atti regolatori. Tali atti NON sono documenti scientifici, ma adoperano i documenti biomedici. Se le affermazioni contenute in questi atti vengono considerati il metro per giudicare “scientifica” una procedura o una Medicina, si cade nello scientismo.

Osserviamo come questa posizione concettuale sia bene espressa nell’articolo seguente (riportato integralmente), che è un tipico articolo scientista.

Il Congresso degli Stati Uniti ha determinato che la ciarlataneria sia la forma di frode di consumo più dannosa contro gli anziani. Gli americani sprecano 27 miliardi di dollari l'anno in cure mediche discutibili,  più della spesa per la ricerca biomedica. La ciarlataneria è caratterizzata dalla promozione di programmi sanitari falsi e non dimostrati a scopo di lucro e non comporta necessariamente imposture, frodi o avidità. Le questioni reali nella guerra contro ciarlataneria sono i principi, tra cui la logica scientifica, codificati nelle leggi di protezione dei consumatori, in primo luogo quelle della FDA. Sono assolutamente necessarie altre leggi di questo tipo. Le autorità di regolamentazione stanno tradendo il pubblico facendo rispettare le leggi in modo inadeguato, applicando due pesi e due misure, e accreditando la pseudomedicina. L'assistenza sanitaria non scientifica (ad esempio, agopuntura, medicina ayurvedica, chiropratica, omeopatia, naturopatia) è autorizzata dai singoli Stati. I professionisti usano pratiche non scientifiche e ingannano un pubblico che, privo di complesse conoscenze sanitarie, deve fare affidamento sull'affidabilità dei fornitori. La ciarlataneria non solo danneggia le persone, mina l'impresa scientifica e dovrebbe essere attivamente contrastata da ogni scienziato.

 QUESTO IL TESTO ORIGINALE
Clin Chem. 1992 Aug;38(8B Pt 2):1574-86. Quackery: a national scandal. Jarvis WT(1). Author information: (1)Department of Public Health and Preventive Medicine, Loma Linda University School of Medicine, CA.
The U.S. Congress determined quackery to be the most harmful consumer fraud against elderly people. Americans waste $27 billion annually on questionable health care, exceeding the amount spent on biomedical research. Quackery is characterized by the promotion of false and unproven health schemes for profit and does not necessarily involve imposture, fraud, or greed. The real issues in the war against quackery are the principles, including scientific rationale, encoded into consumer protection laws, primarily the U.S. Food, Drug, and Cosmetic Act. More such laws are badly needed. Regulators are failing the public by enforcing laws inadequately, applying double standards, and accrediting pseudomedicine. Non-scientific health care (e.g., acupuncture, ayurvedic medicine, chiropractic, homeopathy, naturopathy) is licensed by individual states. Practitioners use unscientific practices and deception on a public who, lacking complex health-care knowledge, must rely upon the trustworthiness of providers. Quackery not only harms people, it undermines the scientific enterprise and should be actively opposed by every scientist.
PMID: 1643742 [Indexed for MEDLINE]

L’articolo sostiene varie tesi che sono intrinsecamente false. Vediamole.

  • È uno spreco il fatto di ricorrere a cure mediche “discutibili”. [Ci si riferisce, verosimilmente, a cure pagate dallo Stato; per dimostrare che il ricorso a cure definite “discutibili” sia uno spreco statale bisognerebbe però avere il supporto di studi comparativi, che non vengono nemmeno citati].
  • Le cure mediche “discutibili” vengono definite “ciarlatanerie” in quanto “programmi falsi e non dimostrati”, [si suppone, in riferimento a dati scientifici (a parte che tali dati non vengono riferiti, l’affermazione è falsa perché, ad esempio nel caso dell’omeopatia, i dati scientifici sono invece a favore). Più avanti ci si riferisce, invece, ai dati dei programmi ufficiali (nemmeno questo è vero, perché ad esempio l’omeopatia è perfettamente legale e tutte le MNC sono promosse dall’OMS)].
  • Il medico ciarlatano si differenzia dal medico non-ciarlatano perché il primo opera per il suo profitto. [Questo è un fenomeno che può interessare tutti i medici, non particolarmente chi pratica le Medicine Non Convenzionali (MNC), anzi è più facile che avvenga il contrario].
  • Si sostiene che le MNC dovrebbero essere ridotte agli standard convenzionali. [Questo è un errore epistemologico]
  • Si ritiene “pseudo-medicina” quella fuori standard (scientifici? regolatori?). [Questo è un errore epistemologico]
  • Le MNC non sono scientifiche. [Questo è un errore epistemologico].
  • L’inganno dei medici che praticano le MNC consisterebbe nel non dire che tali Medicine adoperano una logica differente dai documenti regolatori. [Questa è una stupidaggine]
  • La pratica delle MNC danneggia l’impresa scientifica e gli scienziati. [questo può essere vero per un certo tipo di impresa scientifica e per un ceto tipo di ricercatori].

Sembrerebbe che il punto centrale dell’articolo possa ridursi al fatto che le MNC  “non sono scientifiche” e (pertanto?): sono uno spreco di denaro pubblico, sono “ciarlataneria”, sono praticate solo a fine di lucro, sono fuori dagli standard convenzionali (di documenti regolatori non precisati), sono “pseudo-medicine”, ingannano la gente, danneggiano un certo tipo di impresa scientifica ed un certo tipo di ricercatori.

Consideriamo, per capire meglio, il caso dell’Omeopatia.

Che cosa vuol dire “non sono scientifiche”? Certo non vuol dire che non sono oggetto di ricerca scientifica[2]. Vuol dire che tale ricerca non è ha dimostrato la validità? Se ci si riferisce agli studi controllati verso placebo (RCT) ed alle metanalisi corrispondenti, l’efficacia complessiva della Medicina Omeopatica è ben corroborata essere oltre il placebo. Se ci si riferisce agli studi di effettività e comparativi, tale evidenza si rafforza. Se ci riferisce agli iniziali studi per aree patologiche, che son quelli che pertanto dovrebbero in futuro essere condotti, le evidenze sono incoraggianti. Da ciò si deduce non solo che la validità scientifica dell’omeopatia è già stata dimostrata, ma che dovrebbero essere stanziati fondi per la ricerca in singole aree patologiche e condizioni.

Appare, pertanto, esatto che la pratica, ed ancor più la ricerca, in questo campo danneggi un certo tipo di impresa scientifica ed un certo tipo di ricercatori. L’impresa scientifica a cui mi riferisco è quella biomedica attuale, ed i ricercatori sono la maggioranza di essi (e, specificatamente, quelli che traggono il maggiore profitto dalla ricerca biomedica classica), cioè la cosiddetta “comunità scientifica ufficiale”.

Ma, di fronte alle evidenze positive d’effetto della Medicina Omeopatica, la posizione ufficiale è ritenere che essa non potrà comunque definirsi “scientifica” sin quando le sue evidenze non saranno spiegabili con i “concetti scientifici stabiliti”[3]. In mancanza di una tale “spiegazione”, ogni evidenza positiva viene comunque attribuita ad un “effetto placebo” non meglio definito.

È una posizione da discutere.

La conseguenza diretta di questa posizione è che esisterebbero solo due possibilità per considerare pienamente “scientifica” l’omeopatia. La prima è ampliare i “concetti scientifici stabiliti”. La seconda è ampliare il concetto di placebo.

Esaminiamo la prima possibilità.

Chi dovrebbe ampliare questi “concetti scientifici stabiliti”? I ricercatori che operano professionalmente con essi? I finanziatori della ricerca che serve ad ottenere risultati con tali concetti ? I politici che non hanno competenza in materia? Le istituzioni che hanno accordato a tali concetti un monopolio?

Vi sono migliaia di terapeuti e ricercatori indipendenti che hanno già ampliato i concetti scientifici classici, ma non fanno parte di quella “comunità scientifica ufficiale” che gestisce la sanità biomedica.

Negando le evidenze disponibili per mantenere i suoi concetti, la “comunità scientifica ufficiale” va contro la logica scientifica ed è caratterizzata dalla promozione di programmi sanitari scientificamente falsati ab origine, di cui non è dimostrata la validità complessiva (soprattutto non è assolutamente dimostrato che questa validità sia migliore in un regime di monopolio), e che rispondono a scopi industriali. Ciò è terribilmente vicino alla definizione riportata nell’articolo per “ciarlataneria”[4]. In parole povere, la “comunità scientifica ufficiale” sarebbe “ciarlatana”.

La seconda possibilità è che si possa effettivamente concepire un “effetto placebo” negli interventi sanitari, il quale non sia attualmente svelabile nelle comuni procedure di valutazione scientifica e sviluppare un modello scientificamente robusto che possa spiegarlo. Per sviluppare studi in tal senso occorre assumere i dati di altre scienze (come ad esempio la biofisica, la fisica quantistica, la neurofenomenologia, le neuroscienze, le scienze cognitive), e sviluppare ricerche interdisciplinari integrate nell’ambito del Pensiero Sistemico e delle Scienze della Complessità. Non si vede come un tale orientamento di studi possa preservare la sussistenza dei correnti “concetti scientifici stabiliti”.  In pratica, se davvero si capisse cos’è quella interazione di campo che viene rubricata genericamente come “effetto placebo”, si dovrebbero comunque abbandonare i concetti scientifici ufficiali correnti.

In riferimento all’articolo sopra citato, personalmente concordo che la ciarlataneria non comporti necessariamente imposture, frodi o avidità e possa pertanto semplicemente definire l’operato di medici e ricercatori che non si attengano a genuine ragioni di scienza. Non ritengo, tuttavia, che si dovrebbe combattere una guerra contro la ciarlataneria in Medicina, perché in questo campo le ragioni di scienza vanno sempre insieme a quelle di coscienza. E le guerre tra visioni scientifiche diverse non devono costituire un pretesto per fomentare guerre fra le coscienze.

Non penso nemmeno che siano necessarie leggi in tal senso, perché le evidenze non  hanno bisogno di leggi che le attestino.

La “comunità scientifica ufficiale” biomedica è costituita da alcune migliaia di seri ricercatori professionisti impegnati in tutto il mondo in un importante lavoro tecnico, è comprensibile che essi difendano il loro operato dalla cialtroneria, ma dovrebbero avere l’onestà intellettuale di non travalicare il loro ambito di competenza e, soprattutto, di non credersi detentori della “unica scienza” se non addirittura del solo criterio di conoscenza, altrimenti trasformerebbero essi stessi, sicuramente, in cialtroni.

 

2

Un altro articolo[5] tratta dell’omeopatia in ambito bioetico e muove delle critiche scientiste a questa Medicina. Vorrei far capire di che si tratta.

Questo articolo di bio-etica non ha nulla di etico. Non sussiste infatti alcuna eticità (né correttezza scientifica) nello sviluppare un discorso che si presupponga valido disponendo gli Autori di così scarsa competenza osservazionale del fenomeno.

Mi permetto un esempio che ritengo chiarificatore.

Sino agli anni ’70 del secolo scorso si discuteva a livello filosofico, bioetico e scientifico sulla “meditazione”, producendo giudizi insensati perché basati sul routinario uso riduttivo a-priori del metodo razionale d’indagine che si limita a considerare il fenomeno osservato solo in terza persona (o, come si suole dire, “obbiettivamente”), e si riteneva pertanto il golden standard di tale osservazione esser quello di pianificare uno studio sul campo (cioè in India), reclutando un “meditatore” e piazzargli elettrodi in testa (eeg), sul petto (ecg) e nel retto, in modo da poter progredire in tale osservazione. La cosa durò sino agli anni ’80, quando uno psicologo cognitivista accademico (Goleman) andò a Dharamsala a fare un training personale di tre anni come meditatore. Al suo ritorno negli States, egli potè produrre dati anche in prima persona e relazionali che, in pochi anni, cancellarono completamente dalla mente dei bioeticisti e dei ricercatori tutto quello che si era prima detto e determinarono una nuova fase di studi che, ad esempio, portò velocemente all’introduzione della Mindfulness nei programmi governativi sanitari per la gestione delle sindromi depressive.

Sinché gli epistemologi (filosofi o ricercatori che siano) non comprenderanno la necessità di estendere il Metodo Osservazionale e Sperimentale Scientifico oltre il riduzionismo di routine (ampliandolo in prima, seconda e terza persona, come suggerito già da Varela in Neuroscienze) ed, inoltre, praticare una osservazione in profondità del fenomeno (come ad esempio fece Piaget nello studio dello sviluppo mentale del bambino), sinché ciò non si verificherà si racconteranno (e ci racconteranno) balle scientiste, degne di un’epistemologia ingenua che non esiste più dai tempi di Popper.

Due anni fa, un incontro universitario di neurofisiologi con meditatori buddisti (tra cui il Dalai Lama) giunse alle conclusioni che per progredire oltre nei nostri dati scientifici sulla meditazione e sul funzionamento del cervello, i meditatori dovrebbero studiare neuroscienze ed i neuroscienziati iniziare a meditare. Questa mi sembra una posizione scientifica progredita. Riportata all’esempio dell’omeopatia, necessiterebbe che chi parli di quest’argomento disponesse effettivamente di una competenza sul campo in quest’ambito. Altrimenti sarebbe meglio che stesse zitto.

Lo scientismo è una forma di dogmatismo nella conoscenza. Esiste lo scientismo intollerante e grezzo “alla Di Grazia” o come quello esibito nel primo articolo citato in esteso, ed esiste lo scientismo inconsapevole dei benpensanti come quello dei filosofi bioeticisti del secondo articolo citato, che non sanno nemmeno di cosa stiano parlando. Potrebbero esser chiamati anche loro “cialtroni”? Più esattamente operano con i dati in loro possesso senza avere l’attenzione di osservare se questi dati siano adeguati a descrivere il fenomeno di cui si occupano. Sono solo scientisti.

Ma se uno scientista dà del “cialtrone” a chi opera correttamente in un campo che lui non conosce, chi è il “cialtrone”? 

 

3

Ho sostenuto che la Biomedicina attuale è ad alto rischio di scientismo ma, parrebbe, anche di “cialtroneria”, se applicasse a lei stessa i parametri con cui giudica le altre Medicine. Potrebbe sembrare eccessivo, se non fosse che, da un punto di vista epistemologico, la Scienza attuale è proprio malata di scientismo. E desidero mostrare i termini di questa affermazione.

La posizione scientista fondamentale è la seguente: “Se non è provato scientificamente, non esiste”.

Ciò è evidentemente sciocco, innanzitutto per l’aspetto scientifico della sua stessa enunciazione.

Bisognerebbe infatti vedere se l’oggetto a cui ci si riferisce sia stato indagato sufficientemente ed in che modo. Ad esempio, se disponiamo di strumenti, modelli e modalità di misurazione adeguati.

Poi c’è il problema metodologico fondamentale: è stato condotto, oltre che sui segni obbiettivi, anche un rilievo di dati in prima e seconda persona (cioè sugli aspetti soggettivi e relazionali)? Ed il problema, parimenti fondamentale, del tempo e delle modalità di osservazione.

Poi c’è il livello di capacità dell’osservatore, poiché si deve sempre distinguere il grado di competenza dell’operatore e la sua esperienza generale e specifica nel campo di indagine.

 

In ogni caso, ed a prescindere ogni nostra considerazione, tutte le cose esistono anche ed a prescindere il fatto che siano provate scientificamente.

Ad esempio: disponiamo di prove scientifiche sufficienti sull’amore? È un campo che si presta poco alle misurazioni scientifiche? Ovviamente non avrebbe senso indagarlo senza considerare gli aspetti in prima, seconda e terza persona. Ed ovviamente un tale studio è relativo agli strumenti, modelli e modalità di indagine, nonché al tempo ed alle modalità di osservazione (quella che può essere definita come “profondità di osservazione”). Ancora resta il problema della capacità dell’osservatore: sarà molto differente il risultato se l’indagine venga fatta da giovani o da anziani maturi.

 

Il caso di una Medicina od anche di una qualsiasi tecnica interpersonale è complesso, più o meno, quanto l’amore.

È sempre ed obbligatoriamente complessa, per definizione, l’indagine di ogni singolo fenomeno vivente. In realtà è complesso persino un semplice elettrone, tanto che può essere attualmente studiato solo disponendo di una pluralità di modelli teorici.

 

Il Metodo scientifico, anche adoperato al meglio della sua estensione e secondo un Pensiero Sistemico ed una Scienza della complessità ha i limiti intrinseci della razionalità umana. La conoscenza razionale è obbligatoriamente riduttiva. Si può tuttavia produrre una buona scienza, oppure una scienza dogmatica che creda di esaurire in sé la realtà. Quest’ultima è la posizione scientista. 

 

Per non parlar sempre dell’omeopatia, vorrei portare a puro titolo d’esempio due articoli sedicenti “scientifici” riguardo una tecnica che viene comunemente chiamata “craniosacrale”, che io non pratico, conosco solo per sentito dire  e della quale sono pertanto ampiamente ignorante.

Questa volta non riporto gli articoli perché ciò è irrilevante, poiché se ne possono trovare a dozzine dello stesso tipo sui motori di ricerca.

 

Ho reperito un primo “punto di vista scientifico” sulla faccenda fra i più promossi in rete e l’ho trovato squallidamente scientista. L’autore è un divulgatore scientifico, che si è anche sottoposto ad una seduta di craniosacrale per raccogliere le sue evidenze soggettive. Ma è il fine della sua analisi che è irrimediabilmente scientista: giudica l’oggetto attraverso la sua osservazione limitata senza una conoscenza competente della materia.

Quale sarebbe, invece, un punto di vista genuinamente scientifico? Innanzitutto, acquisire una conoscenza esperta della tecnica in questione e, secondariamente, formulare una asserzione razionalmente adeguata del fenomeno.

L’analisi di un fenomeno sconosciuto che si crede di conoscere,  al fine di giudicarlo è sempre scientista. L’analisi di un fenomeno sconosciuto  che non si ha la pretesa di conoscere, al fine di poterlo osservare più profondamente è scientifico.

 

Un secondo rapporto “scientifico” sulle metodiche craniosacrali era invece prodotto da un osteopata istituzionale, ma il tipo di analisi era analogo. Essendo più forte, in questo caso, la presunzione di conoscenza sul fenomeno osservato, il suo giudizio era espresso in modo più tecnico. E risultava, nel contempo, ancora maggiore l’incapacità dell’osservatore di trascendere il suo livello di osservazione.

Condotto in maniera scientista, il “lavoro scientifico” è un’impostura sulla realtà, anche (e soprattutto) se esso risulti tecnicamente corretto. Rimando all’accenno allo studio della meditazione fatto prima.

 

L’indagine scientifica procede per gradi. Ed il primo grado è l’acquisizione di una reale competenza sull’oggetto, il secondo è la capacità di formulazione razionale in termini scientifici adeguati all’oggetto.

Lo scientismo non è, invece, finalizzato ad una indagine della realtà, ma al tacitamento di tale indagine.

 

 

I giudizi semplicistici sull’omeopatia sono uno dei più clamorosi casi di formulazioni scientiste.

Basti leggere cosa riporta Wikipedia[6]. Come nel caso delle tecniche craniosacrali, l’obbiettivo non è la corretta posizione scientifica, ma un gioco di potere suggestivo che sfrutti il linguaggio scientifico.

Afferma Latour: “la Scienza è un sistema di suggestione finalizzato a sostituire, nella mente della gente, la realtà con l’immagine voluta della realtà”.

Lo scienziato è cosciente di questa suggestione e l’adopera per procedere nell’indagine della realtà.

Lo scientista non ne è consapevole e l’adopera per difendersi dall’indagine della realtà. E per imporre la sua visione della realtà.

 

Penso non ci sia altro modo per combattere le visioni scientiste nei riguardi dell’omeopatia che offrire la conoscenza di un primo serio livello di conoscenza sulla materia, in modo che ognuno che lo acquisisca possa comprendere, per grandi linee, quello che noi sappiamo di questa realtà, come anche se sia di suo interesse o meno. Può sembrare strano, ma attualmente un paziente che abbia condotto un trattamento omeopatico conosce l’argomento più che un ricercatore o un divulgatore scientifico che parli di questo tema sui mass media.

 

Per combattere invece lo scientismo alla radice, lo si deve solo ignorare, continuare a far progredire la scienza e, nel nostro caso, la Medicina, contribuendo ogni giorno alle cure migliori per ogni singolo paziente.

Lo scientismo, come ogni altra forma di dogmatismo è intrinsecamente belligerante e dalla reazione di contrapposizione che suscita trae conferma della giustezza della sua posizione.

L’integralismo è un’arma potente che funziona due volte: il primo risultato è l’affermazione diretta di un’opinione come se fosse la verità, la seconda è la sua legittimazione per contrasto nei confronti di una posizione opposta che, evidentemente, viene qualificata come “pseudoscientifica”. 

 

Lo scientismo ed il concetto di “pseudoscienza” e “pseudomedicina” vanno insieme, sin dalla formulazione di Popper il quale, era, per tal motivo, considerato un “pedante”[7].

Non si tratta di contrapporre il riduzionismo scientista ad una posizione “olistica”, ma di “fare buona scienza”[8].

Da un punto di vista pratico, invece, lo scientismo è un’arma che agisce a difesa dei “concetti scientificamente stabiliti” che sono funzionali allo sfruttamento commerciale della scienza[9].

 

CD / 01.2020

 

 NOTE

[1] Cfr: il Metodo neurofenomenologico [Varela, 1997] e quello omeopatico [Hahnemann, 1810]

[2] Soltanto su Medline sono presenti attualmente più di 6.000 studi indicizzati sull’argomento.

[3] La frase è in: EASAC, Homeopathic Products and Practices…, 2017. Il contesto completo è, riferentesi all’Omeopatia: “Scientific Mechanism of action: we conclude that the claim for homeopathy are implausible and inconsistent with established scientific concepts”.

[4] Cito testualmente dall’articolo sopra riportato: “La ciarlataneria è caratterizzata dalla promozione di programmi sanitari falsi e non dimostrati a scopo di lucro e non comporta necessariamente imposture, frodi o avidità. Le questioni reali nella guerra contro ciarlataneria sono i principi, tra cui la logica scientifica…”

[5] Scientism and Pseudoscience: A Philosophical Commentary Massimo Pigliucci Journal of Bioethical Inquiry Pty Ltd. 2015. Abstract, The term “scientism” is used in a variety of ways with both negative and positive connotations. I suggest that some of these uses are inappropriate, as they aim simply at dismissing without argument an approach that a particular author does not like. However, there are legitimate negative uses of the term, which I explore by way of an analogy with the term “pseudoscience”. I discuss these issues by way of a recent specific example provided by a controversy in the field of bioethics concerning the value, or lack thereof, of homeopathy. I then frame the debate about scientism within the broader context of C.P. Snow’s famous essay on the “two cultures”.

[6] Val la pena accennare che, malgrado la dichiarata libertà di tale sito, è sempre risultato impossibile modificare in termini competenti il testo riportato sull’argomento su Wikipedia.

[7] Il concetto di “demarcazione fra scienza e pseudoscienza”, insieme a quello correlato di “incommensurabilità scientifica”, sono fra quelli più criticati dell’opera di Popper, ad esempio da Khun e Feyerabend. L’accusa diretta a Popper di “pedanteria” è di quest’ultimo. Esso riecheggia la stessa accusa che Giordano Bruno rivolse agli accademici di Oxford che vollero ridicolizzare le sue tesi. Oggi diciamo che Bruno aveva ragione, ma l’opposizione istituzionale contro di lui spinse agli estremi la sua intransigenza e sappiamo bene come andò a finire quella storia. Oggi, fortunatamente, nessuna istituzione ha più il potere di accatastare legna in Campo dei Fiori, il rogo è soltanto mediatico.

[8] La frase è di F. Varela [Neurofenomenologia, 1997].

[9] Operano in tutti i Paesi più industrializzati gruppi scientisti, “scettici”, debunkers e simili che intervengono attivamente nei dibattiti sociali ed istituzionali a supporto della cosiddetta “comunità scientifica ufficiale”.

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